giovedì 14 febbraio 2013

Collegno: la curiosa storia di un sindaco dalemiano e di una grande area verde




Ho risieduto per un bel po’ di anni a Collegno, sobborgo di Torino, noto ai più per lo “smemorato” e per il manicomio. Collegno è tradizionalmente di sinistra. E, come tutti i comuni – di destra o di sinistra – ha in modo sistematico e senza pudore depredato il proprio territorio.
Aveva però ancora una bella fascia rimasta miracolosamente integra, seppure a ridosso della tangenziale di Torino, un territorio con un terreno agricolo di prima qualità in cui prosperavano ancora alcune cascine, ricordo di quello che era stata Collegno fino a non molto tempo prima.

Allora – si parla della seconda metà degli anni novanta dello scorso secolo – era sindaco di Collegno un dalemiano doc, o, meglio, dop, tale Umberto D’Ottavio (originario di Foggia), successivamente promosso per meriti sul campo assessore alla Provincia di Torino, dove è tuttora in carica. Cosa pensò bene la giunta D’Ottavio? Pensò che tutto quel verde non valorizzato fosse uno spreco e votò un piano di insediamenti produttivi (PIP) da realizzare proprio lì, innanzitutto per delocalizzare una fabbrica, la Elbi, che si veniva ormai a trovare nel cuore della cittadina. E fin qui, diciamolo, poteva anche starci. Delocalizzare una fabbrica va anche bene. Peccato però che, con la scusa della delocalizzazione, il PIP prevedesse anche la realizzazione di un centro commerciale e di un multisala cinematografico. E poi si parlava anche di un asilo, di servizi per la comunità, persino di un campo da golf. Cosa c’entrasse tutto questo con un piano di insediamenti produttivi era un mistero per i poveri cittadini.

Le associazioni ambientaliste insorsero compatte, ed io ne facevo parte. Seguirono incontri, serate, ma la giunta non cambiò idea. E il piano venne approvato a luglio del 1997.
Frattanto, due mesi prima, a maggio del 1997, nel cuore di Torino, si era costituita un’impresa, la Collegno 2000 s.r.l. Soci della società erano i signori Bonomi Mauro e Cardinali Franco. Insomma, non era ancora stato varato il piano e già si costituiva una società con il profetico nome di “Collegno 2000”. E vabbé, fin qui siamo nel campo della chiaroveggenza.

Ma torniamo alla giunta di Collegno. Ricordate che doveva realizzare un supermercato? Bene, invece, a forza di varianti del PIP, i supermercati, anzi, i centri commerciali, divennero ben quattro: un Carrefour, con ovvia galleria commerciale annessa, un Castorama (oggi Leroy Merlin), un Unieuro, e, udite udite, il  più grande centro commerciale Ikea d’Europa, quell’Ikea così sedicente ecosostenibile… E fin qui, potrebbe trattarsi della solita pratica ben poco democratica, di varare un piano e poi stravolgerlo a forza di varianti (l’altra municipalità rossa, Torino, è maestra in questo con le sue 200 varianti al PRGC: forse da guinness dei primati!). Ma la cosa più singolare non è questa, è che tutte queste realizzazioni se le accaparrò la Collegno 2000, che, evidentemente, aveva visto bene nella sfera di cristallo. Fortuna, si dirà, anzi, maestria. Certo, anzi, sicuramente. Ma non finisce qui, perché voi me lo insegnate, quando un’industria abbandona il proprio sito cosa sorge al suo posto? Edifici residenziali. Ed è ciò che è successo sul sito lasciato sgombro dalla Elbi di cui sopra. Una variante al PRGC et voilà, il gioco è fatto: palazzi al posto dell’industria. E chi li realizza? Indovinato, troppo facile: la Collegno 2000. Così come la stessa, mai sazia, vuole e ottiene sempre dal Comune anche la trasformazione di un vicino grande palazzo, già adibito a ospedale psichiatrico, per ricavarci un hotel a cinque stelle. Il nome? Golf  Hotel Parco della Dora. Ve lo ricordate il golf di cui si parlava sopra? Eccolo ricomparire! Sempre più abile e fortunata questa Collegno 2000. Anche se, ad onor del vero, quello dell’hotel a cinque stelle oggi è un cantiere abbandonato, forse perché è fallito il progetto del campo da golf anche per la ferma opposizione di una parte della cittadinanza.

Last but not least, sapete chi rappresentava la Collegno 2000 in molte trattative con la giunta collegnese? L’avvocato Flavio Fasano, originario di Gallipoli, di cui è stato anche sindaco, il quale Fasano è stato arrestato a maggio 2010 per corruzione, falso ed abuso d’ufficio. Non è la prima volta peraltro che il Fasano ha guai con la giustizia, visto che è stato condannato con sentenza passata in giudicato nel 2011 a cinque mesi di reclusione per abuso edilizio per la realizzazione del villaggio turistico “Praia del Sud”, che egli autorizzò quando era appunto ancora sindaco di Gallipoli.

Un’ultimissima informazione, e poi chiudo, l’avvocato Fasano è buon amico di Massimo D’Alema (futuro Presidente della Repubblica?) che si candidò proprio nel collegio di Gallipoli nel 2001 e che a Gallipoli trascorre abitualmente le vacanze. Per espressa ammissione di Fasano: “D’Alema è un caro amico con cui ho condiviso i giorni più belli”. D’Alema gli fu anche testimone di nozze.

“C’era una volta”, così iniziano le favole. “C’era una volta un gran bel pezzo di terreno verde che produceva magnifici raccolti.” E oggi non c’è più…

Per chi volesse approfondire il contenuto di questo articolo, pregevole il lavoro di collazione effettuato dal sito “L’altraSciacca”.

* da il blog su  ilfattoquotidiano.it ,  13 febbraio 2013

venerdì 4 gennaio 2013

Torino, parte il 9 dicembre il servizio ferroviario metropolitano



nelle ore di punta tra Lingotto e Stura treni ogni 10 minuti

Presentato il nuovo Servizio Ferroviario Metropolitano di Torino, che prenderà il via domenica 9 dicembre. Tutti gli orari e la descrizione delle linee. Cota: "Finalmente anche Torino può vantare un network di trasporti pubblici paragonabile alle più moderne realtà europee"


E' stato presentato il nuovo Servizio Ferroviario Metropolitano di Torino, progettato dall'Agenzia per la Mobilità Metropolitana che prenderà il via domenica 9 dicembre. All’appuntamento erano presenti il governatore della Regione Piemonte Roberto Cota, l’assessore regionale ai Trasporti Barbara Bonino, il sindaco di Torino Piero Fassino, l’AD di FS Italiane Mauro Moretti e di Gtt Roberto Barbieri.

Il quadruplicamento dei binari tra le stazioni di Porta Susa e Stura permetterà di separare i flussi di traffico a lunga percorrenza da quelli regionali, rendendo possibile un incremento dell’offerta di trasporto locale. L'intero Passante si sviluppa per 12 km tra le stazioni Lingotto e Stura, di cui oltre 8 in galleria. L’investimento complessivo è stato di oltre 1 miliardo e 400 milioni di euro. La prima tratta, tra Lingotto e Porta Susa, è stata attivata nel settembre 1999.

Il nuovo assetto ferroviario sarà in grado di gestire fino a 500 treni al giorno, oltre il doppio rispetto a quanto precedentemente consentito. Questo permetterà l’attivazione del Sistema Ferroviario Metropolitano con orario cadenzato. L’SFM potrà contare per il momento però su 256 treni al giorno. Nelle ore di punta circolerà un treno ogni mezz’ora, nelle altre uno ogni ora ad orario cadenzato.

A partire dal 9 dicembre saranno dunque attive 5 delle 9 linee previste, entro tre anni, dal progetto complessivo di Servizio Ferroviario Metropolitano. Eccole:

FM1: Pont-Rivarolo-Chieri
FM2: Pinerolo-Chivasso
FM3: Torino-Susa/Bardonecchia
FM4: Torino-Bra
FMA: Torino-Aeroporto di Caselle-Ceres

“Siamo orgogliosi di offrire agli utenti torinesi e piemontesi un servizio che era atteso da vent’anni -ha dichiarato il presidente della Regione Piemonte Roberto Cota- Finalmente anche il nostro capoluogo potrà vantare un network di trasporti pubblici paragonabile alle più moderne realtà europee. I treni dell’SFM saranno utili non solo per pendolari e studenti della provincia, ma anche per i torinesi, che li potranno utilizzare come una nuova linea di metropolitana. Basti pensare che tra Stura e Lingotto nelle ore di punta ci saranno treni ogni 10 minuti, che impiegheranno a percorrere quella tratta circa 15 minuti, contro gli oltre 45 che impiega attualmente un tram della linea 4”. Il costo del biglietto per questa tratta è di 1,50 euro.

“L’avvio del sistema -ha sostenuto l’assessore regionale ai Trasporti Barbara Bonino- non rappresenta per noi un punto di arrivo, bensì l’inizio di una nuova fase di progetti per estendere la rete. Già abbiamo investito 162 milioni per l’interconnessione tra la Torino-Ceres e la stazione di Rebaudengo, per consentire all’FMA un collegamento diretto col passante ferroviario. In più, stanzieremo 18 milioni per attivare entro il 2016 l’FM5 Orbassano-Stura, mentre nel corso del 2013 avvieremo l’FM6 Asti-Stura, l’FM7 Torino-Fossano e l’FM8 Alba-Cavallermaggiore: tutte linee che avranno materiali dedicati contrassegnati dai loghi distintivi su tutte le carrozze. Ed è in cantiere anche l’introduzione del biglietto integrato metropolitano (BIM), che permetterà di utilizzare indifferentemente mezzi Gtt, Extra-To e Trenitalia garantendo per di più un risparmio agli utenti rispetto alle formule attuali. Nel frattempo, da gennaio 2013 scatterà la prima fase per il biglietto integrato Piemonte, attivo per tutti gli abbonati Formula, sia Trenitalia che Gtt”.

Ecco il video della Regione Piemonte della presentazione alla Mole Antoneliana del Servizio Ferroviario Metropolitano:  qui

 
leggi anche:


giovedì 20 dicembre 2012

NICHELINO ( TO) SI BATTE PER IL RISPETTO DELL'ESITO DEL REFERENDUM SULL'ACQUA PUBBLICA



Il Comune di Nichelino non demorde nella sua battaglia per il rispetto di quanto deciso dai cittadini che hanno approvato il referendum sull’acqua pubblica. Martedì scorso è stata approvata dalla giunta comunale una delibera che sancisce l’accantonamento, per poi restituirlo agli utenti, della remunerazione del capitale investito, come stabilito dalla vittoria referendaria. Nichelino ha chiesto all’assemblea dei soci Smat sul bilancio che l’accantonamento sia fatto dalla Smat per tutti i Comuni, ma in attesa che lo faccia il gestore territoriale dell’acqua, la delibera ha impegnato il Comune di Nichelino ad accantonare la cifra sulla ripartizione degli utili spettante a Nichelino, per vincolarla a tale scopo. Di seguito i punti salienti della delibera approvata dalla giunta:

a. Richiedere all’assemblea Smat che il bilancio preveda un accantonamento sufficiente per la restituzione ai cittadini dell’incidenza del 15,35% sulla bolletta dell’acqua per l’anno 2011, e del 16,32% per il 2012, pari alla remunerazione del capitale investito, così come determinato dalla schiacciante vittoria referendaria.

b. Astenersi dall’inserire nell’entrata della proposta di Bilancio Previsionale 2013, da sottoporre all’approvazione del Consiglio Comunale di Nichelino, quanto spetterebbe al Comune di Nichelino dalla ripartizione degli utili, e ciò in coerenza con l’esito del secondo quesito referendario

c. Impegnarsi, qualora l’assemblea della Smat deliberi comunque una ripartizione degli utili tra i Comuni soci, a vincolare tali proventi alla loro restituzione ai cittadini utenti.

d. Operare affinché gli altri Comuni soci di Smat condividano tale posizione e rispettino in tal modo la volontà popolare espressa dalle risultanze del Referendum del 12-13 giugno 2011.

e. Evidenziare in sede di assemblea dei soci Smat che il Consiglio Comunale della Città di Torino con Mozione n. 66 del 9 luglio 2012 ha impegnato il suo rappresentante ad attivarsi presso l’Autorità d’Ambito e il Consiglio di Amministrazione di Smat a eliminare la voce “remunerazione del capitale investito” in attuazione della lettera del secondo quesito referendario del 12 e 13 giugno 2011.

f. Di attivarsi presso l’Anci, affinché tutti i Comuni italiani intervengano con determinazione chiedendo al Governo di non inserire la proprietà e la gestione pubblica delle risorse idriche nei prossimi eventuali provvedimenti sulle liberalizzazioni e privatizzazioni, prendendo immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano.

«Abbiamo portato la delibera, come esempio di buona politica, all’assemblea Smat di sabato consegnandola agli atti – spiega l’assessore alla Trasparenza e Legalità di Nichelino Diego Sarno - Nell'assemblea precedente la delibera in oggetto non era passata. Tre Comuni si erano astenuti: noi, Rivalta e Avigliana (i primi e insieme a porre la questione referendum). All’assemblea di sabato Rivalta, Chivasso, Settimo Torinese e Nichelino hanno votato contro e Vinovo, Avigliana e Rubiana si sono astenuti. Abbiamo quindi allargato la base dei Comuni che pongono la questione del rispetto del Referendum. Un’altra vittoria è che l’assessore della Provincia di Torino Roberto Ronco abbia dichiarato che aprirà un tavolo speciale sul tema referendum, cosa che abbiamo chiesto nella prima assemblea Smat di un anno fa».
18 dicembre 2012

leggi anche:

giovedì 22 novembre 2012

Decreto sviluppo bis: un altro grosso favore ai costruttori




Una delle manovre più deleterie degli ultimi tempi per il territorio e la salute di noi tutti, è stata varata dal governo Monti con il cosiddetto “decreto sviluppo bis” (ormai non si contano più i provvedimenti legislativi che cercano di mettere in moto la “macchina Italia”), n. 179 del 18 ottobre 2012.

L’art. 33 di detto decreto legge (che quindi attende la conversione in legge), che si intitola  “Disposizioni per incentivare la realizzazione di nuove infrastrutture”, così recita:
“In via sperimentale, per favorire la realizzazione di nuove opere infrastrutturali di importo superiore a 500 milioni di euro mediante l’utilizzazione dei contratti di partenariato pubblico-privato di cui all’articolo 3, comma 15-ter, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, la cui progettazione definitiva sia approvata entro il 31 dicembre 2015 e per le quali non sono previsti contributi pubblici a fondo perduto ed è accertata, in esito alla procedura di cui al comma 2, la non sostenibilità del piano economico finanziario, è riconosciuto al soggetto titolare del contratto di partenariato pubblico privato, ivi comprese le società di progetto di cui all’articolo 156 del medesimo decreto legislativo n. 163 del 2006, un credito di imposta a valere sull’IRES e sull’IRAP generate in relazione alla costruzione e gestione dell’opera. Il credito di imposta è stabilito per ciascun progetto nella misura necessaria al raggiungimento dell’equilibrio del piano economico finanziario e comunque entro il limite massimo del 50 per cento del costo dell’investimento.”
Cosa significhi questa norma è presto detto. In pratica, il privato (costruttore) che inizia a realizzare una grande opera pubblica, la cui progettazione definitiva avvenga entro la fine del 2015, qualora, nel corso dell’opera, si renda conto che l’opera non rende dal punto di vista finanziario, potrà chiedere ed ottenere un credito d’imposta pari al 50% del valore dell’opera stessa.

Appare chiaro che una norma di tal genere sia fatta apposta affinché le aziende costruttrici inizino comunque le grandi opere e poi ne facciano ricadere i costi in buona parte sullo Stato, che rinuncerà ad un grosso introito economico. È facile altresì notare a questo punto come l’interesse di questo governo a contenere i costi pubblici sia fortemente strabico. Molto rigoroso in tutti campi del welfare, molto lassista quando si tratta di favorire la classe imprenditoriale.
L’operazione varata col decreto sviluppo bis (che c’è da scommettere non verrà modificato sul punto in sede di conversione in legge) non potrà che portare:
1)      un incremento del consumo di territorio;
2)      un incremento della già precaria fragilità idrogeologica;
3)      una rinuncia  a sicure entrate pubbliche.
Fra le opere che si avvantaggerebbero di questo sistema, l’autostrada della CISA, la linea AV Verona – Padova, l’autostrada Fano – Grosseto, la pedemontana piemontese. Il Sole 24 Ore però prevede anche: la BRE.BE.MI. (la famigerata autostrada Brescia-Bergamo-Milano), la Tangenziale est di Milano e la Pedemontana Lombarda.
Appare altresì del tutto evidente che questa norma pare una grossa forzatura anche dal punto di vista liberistico, con uno Stato che interviene per tappare le falle delle imprese di costruzione. Come ho già avuto modo di sostenere in altri post, le grandi opere pubbliche in uno Stato effettivamente liberista non verrebbero più realizzate, con un considerevole vantaggio per territorio e collettività.
L’operazione del governo Monti è stata altresì fortemente contestata dalle associazioni ambientaliste, che ne vedono giustamente le ricadute nefaste sul nostro già martoriato suolo.
Da notare infine l’ulteriore voluto strabismo del nostro esecutivo che da un lato, con il Ministro Passera, pone le condizioni per un ulteriore degrado idrogeologico; dall’altro, col Ministro Clini, chiede l’allentamento del patto di stabilità per iniziare l’opera di “sicurezza e manutenzione del territorio.” Domanda: un Monti bis? Risposta: Dio ce ne scampi e liberi.

* dal blog su ilfattoquotidiano.it 21 novembre 2012